Rebel Yell

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Sono due giorni che non passo dal Fumoso e ne sento la mancanza.

Mi mancano le facce, i gesti abitudinari e gli odori. E quella strana nebbia che si addensa in maniera uniforme dall’apertura fino alla chiusura. Mi mancano addirittura persone con cui ho veramente poco da spartire, ma quel Bar è quasi una seconda casa e chi lo vive è un po’ come se mi fosse amico.

La notte scorsa ero fuori città, per lavoro; dovevo fare i suoni per una band di amici in trasferta. Pensavo di passare dopo pranzo per un caffè, ma alla fine sono dovuto partire prima del tempo e con lo stomaco non del tutto soddisfatto. Questa sera si replica e mi allontano di altri 150 chilometri. Per anticipare il ritorno ed evitare di fare mattina aggrappato al bicchiere, ho deciso che questa notte me ne tornerò a casa per conto mio; caricherò strumenti, cavi e amplificatori sulla mia macchina e mi metterò in strada.

Adoro le strade buie. Le adoro da sempre, soprattutto se sono in macchina da solo. Tengo il finestrino abbassato anche se fa freddo – semmai rallento o, se proprio fa molto freddo, lo tengo abbassato per metà – fumo rilassato, mi ascolto un po’ di musica e mi sento subito meglio lontano come sono dal mondo.

Nella colonna sonora di questo viaggio troverà sicuramente spazio Billy Idol e quello che forse è il suo capolavoro: Rebel Yell (1983). È un album adrenalinico e al tempo stesso melodico, dolce. Parte con la potente title-track che con voce rabbiosa narra di notti insonni e che, tra le altre, contiene la meravigliosa Eyes Without a Face, Blue Highway, Flesh for Fantasy, Catch My Fall e (Do Not) Stand in the Shadows. Non è solo un disco che spazia tra pop e rock, è tutto questo e molto di più. È hard rock, punk, easy, new wave, dark e glamour, ma soprattutto è un album che sembra fatto proprio per essere cantato a squarciagola lungo il mio viaggio.

Sono due giorni che non vedo Roxanne e sento di non poterne fare a meno.

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