Coraggio o egoismo?

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Sono consapevole che quanto sto per scrivere produrrà sentimenti e opinioni contrastanti, quando non critiche.

Nei giorni scorsi il telegiornale regionale ha proposto un servizio sul caso di una madre che ha scelto di portare a termine la gravidanza e dare alla luce il proprio figlio, sospendendo le cure contro il tumore. La donna è deceduta la settimana scorsa.

Il servizio ha immediatamente prodotto in me reazioni forti ed opposte, che mi hanno spinto a cercare altre informazioni. Dal Resto del Carlino leggo che “un paio di anni fa aveva smesso di curare il tumore .. per proseguire la gravidanza” e che “dopo la nascita la mamma aveva ripreso le cure, ma ormai il male era progredito”.

Il mio non vuole in nessun modo essere un giudizio su una donna, una madre e nemmeno sull’intera famiglia. Ammiro profondamente e ho un profondo rispetto per il coraggio che dimostra chi decide di morire per salvare la vita ad un proprio caro, mi chiedo però se in questo caso sia stata fatta la scelta più saggia. Il bambino, che leggo avere 19 mesi e un padre di 66 anni, quale presente e quale futuro avrà? Chi si occuperà di lui e del suo dolore? Quando sarà abbastanza grande per sapere e capire quanto è successo, quali sentimenti avrà, come si sentirà? Potrà capire l’amore estremo di una madre (che magari ricorderà appena), così come potrà sentire il peso di un macigno in tutta la sua esistenza.

Il fratello quindicenne avuto in precedenza in Polonia – pure lui ha perso la madre – come potrà sentirsi nei confronti del suo fratellino più piccolo?

Nutro il massimo rispetto per la vita, la mia, quella di chi mi sta a cuore, ma anche per la vita degli Altri; e non mi fanno stare meglio le parole pronunciate dal parroco “il suo è stato un inno alla vita”. Quale vita?

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